La Storia

  • LA STORIA DEL BRACCIALE

    Pur avendo origini greco-romane, il gioco del pallone col bracciale e' nato nelle corti rinascimentali ed era praticato dapprima all'interno dei palazzi ( vedi la sala della pallacorda ai tempi della rivoluzione francese) e poi all'esterno a partire dalla fine del'700. Da quel periodo in poi, divenne sport a diffusione nazionale ed ebbe inizio il proliferare di arene apposite (sferisteri) dove i giocatori diventati professionisti entusiasmavano i spettatori. Personaggi famosi dell'epoca frequentavano lo sferisterio dove si scommettevano cifre considerevoli, ( Ghoethe ne scisse nei suoi "Racconti di Viaggio"), Giolitti, De Amicis che scrisse un libro sul gioco del pallone col bracciale, cantanti lirici (Beniamino Gigli era un grande appassionato di bracciale), Leopardi che scrisse una ode a Carlo Didimi, famoso giocatore di pallone, persino il giovane Mastai Ferretti, futuro Papa Pio IX, era solito giocare al bracciale quando veniva a Mondolfo a trovare alcuni suoi parenti. Nelle varie citta' D'Italia esistevano delle compagnie di giocatori che avevano in calendario partite giornaliere da maggio fino a settembre e che si aggiudicavano i migliori professionisti con ingaggi astronomici. Firenze, Roma, Bologna, Torino, Livorno, ma anche Macerata (con il suo monumentale sferisterio), Faenza, Fano, Cesena, Verona, Asti, Cuneo, Alba avevano il loro sferisterio ed i loro beniamini. Purtroppo, l'avvento del calcio e ciclismo, portarono il gioco del pallone alla scomparsa, avvenuta negli anni ' 50 e alla sopravvivenza sporadica in alcuni paesi delle Marche e Romagna. Nel '92, la passione di alcuni nostalgici ha portato alla costituzione di un Comitato Nazionale e all'organizzazione di un regolare Campionato Italiano riconosciuto dal CONI tramite l'affiliazione alla Federazione Italiana Pallapugno, pur tra mille difficolta'.


    Although Greco-Roman sources, playing ball with the bracelet was born in courts of Renaissance and was practiced first inside buildings (see Versailles during the French Revolution) and then outside from the end of the 1700s. From that time onwards, became sport circulated and began the proliferation of special arenas (courts:) where players become pr ofessionisti thrilled me the spectators. Famous people of that time were attending the sferisterio where you bet considerable numbers, (Ghoethe ne-cleaved in its "travel"), Giolitti, De Amicis who wrote a book about the game of football with the bracelet, opera singers (Beniamino Gigli was a big fan of bracelet), Leopardi that he wrote an ode to Carlo Didimi, famous ball, even the young Mastai Ferretti, the future Pope Pius IX, was usually play the bracelet when came to Mondolfo find some of his relatives. In various cities of Italy there were companies of players who had scheduled matches daily from may until September and you award the best professionals with astronomical engagements. Florence, Rome, Bologna, Turin, Livorno, but also Macerata (with its monumental sferisterio), Faenza, Fano, Cesena, Verona, Asti, Cuneo, Alba had their sferisterio and their pets. Unfortunately, the advent of football and cycling, brought the game of death flask to the 1950s and survival sporadic in some countries of the Marche and Romagna. In ' 92, the passion of some nostalgic led to the establishment of a National Committee and the organisation of a regular Italian Championship recognized by CONI through affiliation to the Italian Federation although Pallapugno remarkably.

  • MONDOLFO CENNI DI STORIA

    Il castello di Mondolfo, che si erge sino ad una altezza di 144 m s.l.d.m, e' posto a balcone sul mare e racchiude, all'interno della sua doppia cinta di possenti mura, la parte fortificata della citta'. Il nome Mons Offus, il Monte di Offo soppianto' nel corso del XIII secolo l'antico nome di Castelmarco dato fino a quel tempo al centro fortificato entro la cinta di mura circolare. La prima cerchia delle mura urbiche racchiude la parte piu' antica del Castello di Mondolfo, e si estende per circa 420 ml, per un ettaro ca. di superficie. Presenta una forma piuttosto regolare, con all'interno due strade che, incrociandosi ad angolo retto, possono identificarsi con il cardo ed il decumano del castra di epoca bizantina (sec. VI) da cui sorse l'abitato. Punto di riferimento in epoca medievale fu la pieve, poi monastero, di San Gervasio di Bulgaria dal nome delle popolazioni, bulgari e sclavini, che un tempo abitavano la zona. La chiesa presenta molto materiale di riutilizzo di epoca romana e la cripta ospita un sarcofago bizantino in marmo del VI sec in stile ravennate. Sul finire del XIV secolo i Malatesta succedettero a Rainaldo da Mondolfo ed esercitarono il controllo diretto fino al 1462. A Galeotto Malatesta si deve il primo nucleo della Rocca di Mondolfo costruita a partire dal 1340. Nel 1352 e il 1353 scese la Compagnia di Fra Morreale, chiamato da Francesco Ordelaffi da Forli' contro Galeotto Malatesta, il Malatesta detto Guastafamiglia offri' 65 mila fiorini perche' non saccheggiasse i castelli. Ciononostante Mondolfo fu tra quelli che subirono maggiormente il saccheggio. La terra rimase sotto il dominio malatestiano fino alla battaglia del Cesano dell'agosto 1462, nella quale Sigismondo Pandolfo Malatesta fu sconfitto da Federico da Montefeltro. L'ultima stagione di autonomia comunale ebbe termine nel 1474, quando il pontefice Sisto IV concesse in Vicariato Mondolfo, Senigallia, San Costanzo e Mondavio a suo nipote Giovanni della Rovere. Il periodo roveresco coincise con il Rinascimento, si rivelo' prospero e felice per la cittadina grazie a agli stretti rapporti della casa principesca con le corti dell'Italia settentrionale e agli scambi commerciali e culturali con la stessa area. Splendido testimonianza del periodo roveresco e di quello immediatamente seguente e' la chiesa agostiniana di Santa Maria del Soccorso, ricostruita dal 1586 al 1593 e che conserva all'interno opere di pittori di un certo rilievo tra cui Claudio Ridolfi, Francesco Guerrieri, Persuti, Sebastiano Ceccarini. Una tela del Ceccarini del 1757 si trova anche nella chiesa di San Sebastiano, costruita nel 1479 e ristrutturata negli anni 1738 -1739. Per Giovanni Della Rovere Francesco di Giorgio Martini costrui' tra il 1477 e il 1490 la Rocca che egli descrive anche nel suo trattato. Questo manufatto, che doveva essere molto simile alla vicina rocca di Mondavio, fu vandalicamente demolita nel 1864. Nel 1516 il papa Leone X della famiglia De Medici aveva deciso di dare il Ducato di Urbino al nipote togliendolo al Duca Francesco Maria che fu dichiarato decaduto. Nel 1517 il 3 aprile Mondolfo, rimasta fedele al Della Rovere, fu messa a ferro e fuoco dopo 16 giorni di assedio dell'esercito di Lorenzino De Medici al quale oppose ferma resistenza. Triste conseguenza dell'assedio e del conseguente sacco fu la distruzione dell'archivio comunale. Quando nel 1797 Napoleone si impossesso' dello Stato Pontificio, Mondolfo e Marotta insorsero facendo numerosi prigionieri fra i soldati del generale Monnier, in fuga dopo la sconfitta subita a Pesaro. Dopo numerosi colpi di mano capitolo' anche Ancona, quartier generale, sotto i colpi degli insorti e dei loro alleati russo-turchi. Nel 1808 Mondolfo venne incluso al Regno d'Italia, ma Napoleone era ormai al tramonto: nel 1815, infatti, fu ristabilito nel paese il Governo Pontificio. Nel febbraio del 1848 Mondolfo aderi' alla Repubblica Romana, ma non oppose resistenza agli austriaci venuti a ristabilire l'ordine. Gia' nel 1859, pero', sulla scia degli entusiasmi garibaldini Mondolfo, sollevo' un pronunciamento contro lo Stato Pontificio dando il pretesto alle truppe piemontesi per giungere in zona, cosa che avvenne nel settembre del 1860. Mondolfo ed anche Marotta passarono quasi indenni nella prima Guerra Mondiale, salvo per i giovani chiamati alle armi e per qualche sporadico bombardamento delle navi austriache al largo del mare Adriatico. Nel secondo conflitto mondiale, invece, trovandosi alle soglie della Linea Gotica, le azioni di guerra non risparmiarono la popolazione civile e si ebbero numerose vittime. I tedeschi in ritirata fecero saltare ponti, strade, ferrovia e i duelli delle artiglierie nemiche costrinsero la popolazione a nascondersi nei rifugi. Nemmeno il cimitero venne risparmiato.
    DA VISITARE:
    - Chiesa di San Gervasio, che sorge su fondazioni romane ma deriva strutturalmente dalle grandi basiliche ravennati. Contiene un sarcofago del VI secolo e un fonte battesimale del periodo longobardo. Purtroppo dei muri dividono le navate, spartite originariamente da colonne con capitelli romani;
    - Palazzo Giraldi del 1542 (Via F.lli Rosselli,39);
    - Chiesa di San Sebastiano del 1479 con annesso convento dei francescani (V.le dell'Industria);
    - Santuario Madonna delle Grotte del 1682 dove e' custodita la statuetta della Madonna delle Grotte in terracotta benedetta dal Papa (Via Le Grotte).